Questo è il solo blog ufficiale della associazione culturale internazionale Aristocrazia Europea.
venerdì 15 giugno 2018
mercoledì 13 giugno 2018
lunedì 11 giugno 2018
Gran Galà benefico della Real Casa Savoia
Mandilosani Lali Panchulidze Aznauri (Patrizia di Bisanzio,
Nobile del Regno di Georgia e Contessa dell'Impero di Russia), vice Presidente della associaizone culturale Aristocrazia Europea (con delega alle relazioni internazionali) ha partecipato ufficialmente al Gran Galà benefico
degli Ordini Dinastici della Real Casa Savoia d'Italia, organizzato
dalla Delegazione di Lombardia, nello splendido contesto storico e
artistico della Villa Antona Traversi a Meda. Donna Lali si è
intrattenuta a lungo a parlare con Sua Altezza Reale il Principe
Emanuele Filiberto di Savoia, Principe di Venezia, e con Sua Eccellenza
il Principe Don Alberto Giovanelli, presidente della Unione della
Nobiltà Italiana. Donna Lali era accompagnata da Mirko Cuneo, noto
imprenditore del settore comunicazione e web, da poco entrato a far parte del Consiglio di Reggenza di Aristocrazia Europea. Fra gli oltre 250 selezionati
invitati: Sua Eccellenza Don Giancarlo Melzi d'Eril, dei Conti di
Magenta e Duchi di Lodi, Sua Eccellenza il Cavalire di Gran Croce Urbano
Alessio, la nota PR internazionale Cris Egger, autorità civili,
religiose e militari. Presente un nutrito gruppo di associati di Aristocrazia Europea: l'Avvocatessa Rossana Filacchione, il Cavaliere Christian Cherubini, il Maestro Renzo Tonello, e, naturalmente, il Nobile Cavaliere Walter Cotti Cometti che, degli Ordini Dinastici della Real Casa è Vicario di Brescia e vice Delegato Regionale della Lombardia.
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| Alberto Giovanelli, Lali Panchulidze, Emanuele Filiberto di Savoia |
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| Lali Panchulidze, Emanuele Filiberto di Savoia e Cristina Egger |
domenica 10 giugno 2018
Nominana del Collegio dei Garanti di Aristocrazia Europea
Su indicazione del Principe Sforza Ruspoli, il presidente Ezra Foscari Widmann Rezzonico ha nominato Padre Michele Pirotta, il Nobile Filippo Gerardo di Mottola e la Nobildonna Rosanna Chifari Negri, membri del Collegio dei Garanti di Giustizia (Probiviri Arbitri e Giudici) con pieni poteri e insidacabile giudizio su tutte le controversie e questioni disciplinari interne ad Aristocrazia Europea, compresa la verifica e accettazione di tutte le nuove richieste di adesione.
mercoledì 6 giugno 2018
Reale Delegazione Bagrationi in Italia
Cristianissima Casa Reale BAGRATIONI (Baghadat, Bivritian, Bagratidi, Bivitriani, Bagratuni Pakradouni - Jessian, Davidian, Solomonian) di Imereti, Georgia, Armenia e Cilicia: Reale Delegazione per l'Italia (Principato di Monarco, Svizzera, Repubblica di San Marino, Stato del Vaticano e Santa Sede, Sovrano Militare Ordine di Malta - SMOM e Parlamento Europeo PE-EP).
Presidente è Suo Onore la Nobildonna Mandilosani Lali dei Conti Panchulidze Aznauri (Patrizia Bizantina - Zostepatrikia, Nobile del Caucaso - Velikayaledi, Nobile dell'Impero Russo - Dvorianka), vice presidenti sono la Nobildonna Mandilosani Tea dei Principi Japaridze Tavadishvili e il Conte Avv. Cesare Vernarecci di Fossombrone dei Principi d’Anjou della Verna (discendente da un ramo collaterale della Casa Reale Angioina di Francia). Cappellani i Reverendi: Padre Kirioni Machaidze della Chiesa Ortodossa di Georgia, Padre Michele Maria Pirotta della Chiesa Cattolica di Rito Orientale e il Canonico Prof. Padre Ivan Leto della Chiesa Cattolica di Rito Latino. La Segreteria Generale è curata dal Conte Nikoloz dei Principi Vardanisdzev Tavadishvili, l’Ufficio Legale dall’Avvocato Penalista Renato Maturo di Milano. Il Comitato d’Onore è così autorevolmente composto: Conte Diego Beltrutti di San Biagio, Cavaliere Gianni Stefano Cuttica (Membro della Consulta dei Senatori del Regno), Marchese Stefano Durazzo di Gabiano e Pontivrea (discendente dai Dogi di Genova, Re di Corsica e Principi del SRI), Marchese Fabio Guasticchi di Cres, Principessa Francesca Lovatelli Caetani di Teano (Duchessa di Sermoneta e Marchesa di Cisterna), Contessa Elena Manzoni di Chiosca e Poggiolo, Conte Massimo Paltrinieri di Carpi, Marchese Prof. Giuseppe Parodi Domenichi di Parodi (presidente della Accademia Archeologica Italiana), Colonnello Angelo Vasta. Fanno invece parte del consiglio delegatizio: la Nobildonna Rosanna Chifari Negri (medico neurologo, ricercatrice di fama internazionale), il Cavaliere Vincenzo Cortese (Segretario Generale Norman Academy), il Colonnello Valentino De Simone, il Cavaliere Avv. Domenico Frasca (autorevole membro della delegazione SMOM della Lombardia), l’Avv. Nicolò Giordana, il Cavaliere Stefano Linati, il Conte Matteo Priori di Letino (medico farmacista), il Cavaliere Giovanni Seia ed il Nobile Prof. Paolo Zampetti (medico e docente universitario).
mercoledì 30 maggio 2018
lunedì 28 maggio 2018
Pier Felice Degli Uberti Hidalgo (Nobile) del Regno di Spagna
Don Pier Felice degli Uberti, benemerito della Real Asociación de Hidalgos de España (Don Pier Felice degli Uberti, ben meritevole della Reale Associazione dei Nobili di Spagna). Nel nostro mondo contemporaneo le associazioni nobiliari si sono ridotte a semplici gruppi di amici passati e non rappresentano più la società contemporanea. Le associazioni nobiliari del presente sono completamente prive di quel potere sociale che avevano nel passato e che era una delle caratteristiche della nobiltà, ma fra queste associazioni esiste una unica eccezione: la Real Asociación de Hidalgos de España, che è rigorosa nelle ammissioni e rappresenta un unicum per le sue opere e realizzazioni.
https://www.hidalgosdeespana.es/
Con il suo COLEGIO MAYOR MARQUÉS DE LA ENSENADA
Hidalguia.
https://www.hidalgosdeespana.es/centros/colegio-mayor-marques-de-la-ensenada/ che ospita giovani studenti universitari che sono fra i più studiosi di tutta la Spagna; la Residencia de mayores CASASOLAR https://www.hidalgosdeespana.es/centros/residencia-casasolar/ che ospita in Madrid anziani che possono condurre una vita simile a quelle che conducevano nella propria famiglia; la RESIDENCIA CASAQUINTA dove anziani autosufficienti e non autosufficienti continua a condurre la loro vita seguiti da una equipe medica sempre presente ed attenta. Senza dimenticare le EDICIONES HIDALGUIA https://www.edicioneshidalguia.es/ ovvero la Casa Editrice più importante nel mondo di pubblicazioni legate alla Nobiltà, e alle Scienze Documentarie della Storia, con le importanti riviste Hidalguia e la G de Grandezas y Titulos del Regno
In base agli STATUTI della Real Asociación de Hidalgos de España al CAPITULO X.
- RÉGIMEN DE DISTINCIONES Artículo 56. Beneméritos. Dicono (Tradotto dallo spagnolo):
L'Assemblea Generale, su proposta del Consiglio di Amministrazione, e dopo aver ottenuto un parere favorevole dal Consiglio Consultivo, può nominare membri onorevoli dell'Associazione Reale di Hidalgos di Spagna. Questa distinzione è la più alta assegnata dall'Associazione di Hidalgos. Con esso è possibile riconoscere una lunga storia di straordinario, prezioso e disinteressato lavoro a favore della Real Asociación de Hidalgos de España. La persona proposta deve anche essere un chiaro esempio dell'incarnazione dei valori della nobiltà. Perché un membro della Real Asociación de Hidalgos de España venga proposto a una così alta distinzione, deve appartenere all'Associazione per almeno venticinque anni, e questa distinzione può essere concessa dopo la morte. Tutti gli illustri con la qualità di meritori, appariranno nelle gallerie di ritratti che la Real Asociación de Hidalgos de España istituisce nelle zone di rappresentazione dei loro edifici ". L'Assemblea Generale della Reale Associazione di Hidalgos di Spagna, il 23 maggio 2018, assegnò la distinzione Benemérito al nobile socio Don Pier Felice degli Uberti entrato nella Real Asociación de Hidalgos de España il 23 dicembre 1983, da subito iniziò la sua collaborazione svolgendo moltissime attività sia in campo assistenziale che culturale. seguente il suo lavoro venne premiato con la prestigiosa distinzione delle HOJAS DE ROBLE da accollare ai mandoppi (mandoble). Con la ristrutturazione della JUNTA DE ITALIA dal 12 giugno 1989 divenne SECRETARIO GENERAL DE LA JUNTA DE ITALIA carica che mantenne sino al 24 giugno 2009 quando cessò di esistere per fusione per incorporazione in ITALIA FSI. Dal 16 ottobre 1991 è membro del CONSEJO ASESOR, massima distinzione a vita riservata a 24 membri della RAHE. Inoltre appartiene ad importantissime corporazioni nobiliari sia italiane, spagnole e scozzesi. (Sotto: Colegio Mayor Marques de la Ensenada)
Il Dr Pier Felice degli Uberti dopo una vita lavorativa svolta ad alti livelli direttivi in vari istituti di credito, è da decenni una indiscussa autorità mondiale al massimo livello in araldica, genealogia ed ordini cavallereschi CIGH nal Commission for Orders of Chivalry - ICOC, della Federazione delle Associazioni Italiane di Genealogia, Storia di Famiglia, Araldica e Scienze Documentarie Interna ICFHS; Vice- Internationale de Généalogie Instituto Internacional de Genealogía y Heráldica - IIGH,
- AIH, Accademico di merito della Real Academia Matritense de Heráldica y Genealogía RAMGH. È Direttore responsabile di Nobiltà, rivista di araldica, genealogia, ordini cavallereschi, de Il Mondo del Cavaliere, rivista internazionale sugli Ordini Cavallereschi e di altri 6 Bollettini e Notiziari.
Il Maestro Cesare Marinacci presidente della giuria del Premio Ernesta Pellegrini.
Premio Ernesta Pellegrini – Musica: compagna d’etica per
le nuove generazioni
Conclusa con grande successo e
partecipazione la terza edizione del concorso musicale ‘Ernesta Pellegrini’,
organizzato dall’associazione culturale ‘Le Voci’, presieduta dalla contessa
Annamaria Spezza e coordinata con passione dalla Prof.ssa M° Mara Bufalini; una
manifestazione effettivamente ‘corale’ svoltasi con il Patrocinio del Comune di
Patrica nella persona del sindaco Lucio Fiordalisio ed in collaborazione con l’associazione
‘Patrica insieme’ del Dott. Roberto Querdasi, con l’Istituzione Scolastica di
Patrica che ha accolto la fase concorsuale nel plesso ‘Simone Simoni’ e
l’Oratorio del Sacro Cuore che ha ospitato i concerti di chiusura. Il premio è
affettuosamente intitolato alla memoria della docente Ernesta Pellegrini,
straordinaria musicista, didatta e fondatrice del Coro Le voci, punto di
riferimento dell’attività musicale patricana fino alla prematura scomparsa,
impegnatasi con entusiasmo per la diffusione della musica nelle nuove
generazioni come veicolo di crescita spirituale ed etica. Il concorso, riservato
infatti agli allievi delle scuole medie e superiori ad indirizzo musicale, ha
visto ancora una volta una grande partecipazione ed un sorprendente livello
tecnico-interpretativo che testimonia la vitalità delle realtà scolastiche
territoriali, l’interesse crescente degli studenti nonché l’altissima competenza
artistico-professionale dei loro docenti, come ribadito dalla giuria, presieduta
dal M° Cesare Marinacci e composta da illustri musicisti, docenti ed esperti
come i maestri Alessio Belli, Massimiliano Cerroni, Domenico Ciavardini e
Roberto Mattioli, i quali hanno voluto anche sottolineare con gratitudine la
calorosa accoglienza, il clima di grande serenità ed affettuosa
compartecipazione che hanno saputo creare i responsabili in loco, rappresentati
dall’infaticabile Denise Caprara. Come cospicuo è stato il numero dei musicisti
intervenuti, altrettanto dunque lo è stato quello dei premi assegnati: Per la
categoria chitarre ottima
affermazione dell’I.C. 1 Ceccano che ha conseguito un I premio con Leonardo
Agnello due II premi con Francesco Farallo e Manuel Maura e due III premi con
Jacopo Ciotoli e Carmen Giuliani, mentre la relativa categoria per la scuola
superiore ha visto l’affermazione del Liceo Musicale Bragaglia con il I premio
per Silvia de Carolis e Sara Masi e il II per Alessandra Fiorini e Damiano De
Castro. La categoria fiati solisti ha
premiato i clarinetti dell’I.C. di Supino con il I premio di Giulia Mansueti il
II premio di Lucrezia Salvati e il III premio per Jacopo Asaro e Mirtilla
Grossi; per le scuole superiori il Liceo Bragaglia ha ottenuto il I premio con
la Tromba di Aurora Testa il II all’Oboe di Serena Fratangeli e il III ancora
alla Tromba per Luca Roccatani. Le categorie Archi soli e Pianoforte hanno visto l’affermazione di
Andrea Savino del I.C. 2 Frosinone, I premio al violino, e di Lorenzo Testa e
Marie-Lou Capuano provenienti dall’I.C. di Roccasecca che hanno conseguito il II
premio per il pianoforte. Come prevedibile, vista anche la consolidata realtà,
Le formazioni cameristiche maggiori hanno visto prevalere ancora il Liceo
Musicale Bragaglia di Frosinone che si è aggiudicato due primi premi con
l’ensemble di Archi e L’ensemble di Flauti nonché un II premio al duo oboistico
Marchesini-Gabrielli; così anche nelle percussioni Antonio Savino ha conseguito
il II Premio mentre a Salvatore Morganti è andato addirittura il I premio assoluto, per le scuole
superiori, con il punteggio massimo.
Per le formazioni cameristiche, provenienti dalle scuole medie, ottima
affermazione dell’I.C. Fiuggi-Acuto che ha conseguito un I premio col trio
Bracaglia-Maggi-Agnoli ed un II con
il duo Perinelli Abatecola nonchè dell’ I.C. Serrone che ha conseguito il III
premio col sestetto Lolli-Minori-Presciani- Bernardini-Nucheli-Proietto. Primo premio assoluto, per la categoria
scuola medie, infine con il massimo punteggio per l’I.C. 2
di Frosinone rappresentato dal quartetto Amadeus. A tutti i vincitori -
che vi invitiamo ad ascoltare nel concerto finale del 1 giugno presso
L’Oratorio del Sacro Cuore di Patrica ore 17.30 - l’ambita
medaglia con pergamena celebrativa nonché la borsa di studio ‘Ernesta
Pellegrini’ offerta dagli enti organizzatori ed a tutti i partecipanti i
complimenti per la sana passione dimostrata in un’attività come la musica che
forma come nessuna allo stesso tempo la razionalità, il carattere, l’animo e che
rende già tutti vincenti solo per il fatto d’essere praticata. Appuntamento
dunque per il prossimo anno con questa prestigiosa manifestazione che grazie
alla passione e competenza dei promotori, si conferma ad ogni edizione sempre di
più un punto di riferimento della cultura musicale del nostro
territorio.
Tradizione Bizantina...
Casa Imperiale e Chiesa Ortodossa nel segno della Tradizione
L'erede legittimo e designato della Casa Imperiale Leopardi di Costantinopoli, il NH Conte Ezra Annibale Foscari Widmann Rezzonico, insieme all'Augusto primo cugino, SAI il Principe Ser Patric Tomassini Paternò Leopardi,
si sono recati in devota visita presso la Cappella Palatina di
Famiglia, presso il Convento di San Serafino di Sarov, a Pistoia,
incontrando S.EM. Monsignor Silvano Livi, Vescono di Luni ed Esarca (per l'Italia) della Santa Chiesa Greco Ortodossa Tradizionale e
Gran Cappellano della Casa Imperiale e degli Ordini Dinastici. Ad
accompagnare i due cugini, nipoti consanguinei del compianto Augusto
Principe Zio, SAI Hugo Josè, sono stati il Primo Consigliere, Barone
Roberto Jonghi Lavarini, ed il Segretario Generale, Cavaliere Simone
Gambini. La Santa Chiesa Bizantina e l'Augusta Casa Imperiale Heracliana
Giustinianea, eredi della Tradizione del Sacro Romano Impero
Costantinopolitano d'Oriente, hanno confermato e rinnovato ufficialmente
la loro plurisecolare alleanza e collaborazione, nel segno della
Fedeltà a San Basilio, Santa Sofia e San Costantino il Grande
giovedì 24 maggio 2018
"Alcune osservazioni sulla neccessità dell'Impero"...
Intervista al filosofo tradizionalista russo Alexander Dugin.
L'Eurasia costituisce per le sue intrinseche peculiarità geografiche, storiche e culturali
Non ha lasciato indifferenti il testo del filosofo Aleksandr Dugin “Orizzonti dell'impero ideale”. In molti, non comprendendo il carattere metaforico dello scritto, lo hanno frainteso ed interpretato in modo errato. La Quarta Teoria Politica non è un progetto utopico. Essa è un sistema ideale concreto che mira ad una trasformazione reale della società attraverso il superamento della post-modernità. Essa è una weltanshauung votata alla sublimazione della teoria attraverso la prassi e, dunque, non si pone come mera astrazione filosofico-concettuale. In quanto idea, la Quarta Teoria Politica è un principio vivente suscettibile di accrescimento ed evoluzione. Il punto di partenza è l'identificazione dell'idea occidentale di progresso come degenerescenza e decadenza di cui l'esasperazione nichilistica è l'esito finale. Ad esso fa seguito la consapevolezza di un valore più alto della vita umana rispetto al volgare possesso di beni materiali e ad una visione del mondo che pone l'uomo (isolato) al centro dell'universo. Tale consapevolezza è condizione necessaria per la comprensione di un progetto filosofico che, attraverso la via heideggeriana del ritorno (ruckker), si erge come strumento per la costruzione di un sistema politico le cui virtù sono connaturate alla sua ambivalente dimensione sacrale e temporale. In questa prospettiva, l'impero, nella sua accezione tradizionale, è il naturale esito di un percorso filosofico e politico che fa della vita associata nell'idea di comunità e di popolo (ethnos) e nel rispetto delle diversità culturali e nazionali presenti all'interno di questo ordine futuro i suoi valori più alti.
Il fine dell'uomo non può infrangersi nell'abisso degenerativo del tempo inteso come progresso senza limite. “Il progresso non esiste. Esiste solo regresso”[1]. La società costruita sul liberalismo come fondamento ideologico totalizzante è incentrata sul regresso progressivo dell'umanità fino al suo totale annullamento attraverso il transumanesimo. Ed il fine dell'uomo non può realizzarsi neanche attraverso lo Stato laico moderno e la sua contemporanea dissoluzione in nome dell'imposizione su scala globale del modello imperialistico-predatorio del capitalismo finanziario occidentale. L'uomo è destinatario di una missione spirituale più elevata che si perfeziona tanto nella politica quanto nella religione. L'impero, nella sua essenza tradizionale di istituzione capace di riunire in sé il potere temporale e quello spirituale, è l'unico sistema atto a realizzare la missione terrena e celeste dell'uomo.
L'impero è il culmine per eccellenza della vita associata dell'uomo. All'idea di impero è estraneo il concetto dell'individuo proprio dell'età moderna e forgiato attraverso il Rinascimento, la Riforma protestante e le rivoluzioni borghesi di fine XVIII secolo. L'impero, per sua natura, tende ad un fine che assume significato solo attraverso forme di condivisione comunitaria della vita umana. In questo senso, l'individuo riscopre il proprio valore attraverso il senso di appartenenza attiva ad una comunità al contempo politica e spirituale. Questa vita associata si esprime in una precisa divisione del lavoro su scala gerarchica in cui ogni livello gode comunque, al contrario di quanto imposto dal regresso modernista, del medesimo grado di dignità.
L'impero è un organismo completo e armonico. Esso si differenzia dall'imperialismo politico-economico moderno perché il suo fondamento è essenzialmente religioso e la sua natura è teocratica ed universalistica. L'impero assume la funzione di regolatore supremo delle relazione tra i diversi popoli (ethnos) che lo compongono. Il suo obiettivo è la pace attraverso la complementarietà (komplementarnost – secondo l'espressione utilizzata dall'antropologo e storico russo Lev N. Gumilev)[2]. La pacifica convivenza è sancita dalla volontà unica di governo che è espressione diretta della volontà divina. L'impero è infatti lo strumento attraverso il quale il diritto divino diventa realtà. E l'imperatore, in base alla sua elezione divina, è tramite tra l'uomo e Dio e come tale, nella prospettiva cristiana bizantina e ghibellina, è prosecutore dell'opera terrena del Cristo in attesa del suo ritorno.
La caratteristica peculiare dell'ideale imperiale ghibellino (splendida primavera europea stroncata sul nascere – secondo la fortunata interpretazione che Julius Evola ne dà nella sua opera Rivolta contro il mondo moderno) è il tentativo di superare la frattura fra cielo e terra (tra la dimensione del sacro e l'impero) propria del cristianesimo occidentale e dovuta alle ambizioni di dominio temporale della Chiesa romana fondate su quel “falso storico” noto come Donazione di Costantino [3]. L'idea imperiale di Federico II rappresenta la massima espressione del ghibellinismo e racchiude in sé l'essenza stessa della natura dell'impero.
Il pensiero di Federico II sull'impero e sulla sovranità temporale, come riportato dallo storico Antonino De Stefano nel suo meraviglioso saggio L'ideale imperiale di Federico II, nasce dalla dottrina agostiniana sul peccato originale. Coloro che abitavano l'Eden erano esseri perfetti e liberi, privi di leggi coercitive per il raggiungimento dei propri fini. L'allontanamento da Dio e dal Polo Celeste ha sancito la perdita di questa perfezione e lo smarrimento della via verso la Verità che è in Dio. E questo smarrimento è all'origine del peccato e della violenza che si manifesta nell'istinto predatorio ed egoistico. Il riscatto da questa situazione di caos non può che avvenire per elezione divina. I principi della terra (eletti da Dio a tale ruolo), in quanto esecutori dei suoi piani, hanno il compito di tenere a freno le volontà delittuose e restaurare l'ordine distrutto dal peccato. In questa prospettiva, l'impero si trasforma in un elemento necessario dell'ordinamento divino. “L'impero è strumento della liberazione dell'uomo dalle conseguenze del peccato”[4]. Qui, l'idea di impero si scosta dalla concezione agostiniana dello Stato come prodotto di una natura intrinsecamente corrotta, e si presenta come rimedio ad essa. Non vi è più distinzione tra la città di Dio e la città terrena in quanto essa è sanata e riabilitata dalla provvidenzialità divina dell'impero. Esso, in quanto unione mistica tra potere temporale e potere religioso è la forma di Stato più vera in quanto destinato alla redenzione spirituale dell'umanità. Questa idea di impero deriva da una cosmovisione polare-paradisiaca che afferma l'esistenza di un Soggetto Divino o divinizzato (l'imperatore come soggetto subordinato solo a Dio) che, attraverso l'espansione del suo potere lungo una direttrice che è sia orizzontale che verticale, pone sotto il suo dominio la massima quantità possibile di spazio redimendolo dal peccato o trasformandolo in paradiso grazie alla sacralità e all'universalità del suo intervento provvidenziale[5]. La coscienza imperiale vive dunque nell'ordine metafisico ed assurge ad una forma di dignità dal carattere trascendete. Tale visione, ispirata dalla rivendicazione di quel sacerdozio regale che accomunava il ruolo dell'imperatore agli attributi di Melchisedek (re di giustizia e sovrano di Salem, figurazione biblica del Re del Mondo), chiaramente rifiuta la prospettiva di san Tommaso d'Aquino secondo la quale al vertice della gerarchia terrena vi sarebbe dovuto essere comunque il Papa seguito da un insieme di istituzioni monarchiche i cui sovrani sono subordinati al potere della Chiesa di Roma. Una prospettiva che fu alla base del superamento dell'ideale ghibellino, il cui ultimo vero esponente fu l'imperatore Arrigo VII morto nel 1313 in circostanze più che sospette[6], e che scatenò il processo di disgregazione di entità politiche unitarie negli Stati-nazione propri della modernità europea.
Ora, la gerarchia stabilità da Dio tra gli uomini è costruita ad immagine di quella celeste. “Dio ha sì subordinato gli uomini ad altri uomini, ma ai principi non concesse nessun altro privilegio. Anzi, ad essi impose solo dei doveri”[7]. L'impero si presenta dunque come un'istituzione che sancisce parità (reale) di doveri e diritti per tutti. Questo è l'unico sistema capace di trasformare il governo in vero liberatore e redentore delle classi umili attraverso l'universalizzazione del privilegio che consiste nell'essere parte integrante di una comunità che si pone sotto una tutela superiore. L'imperatore deve essere esempio e specchio di virtù. La nobiltà intellettuale e di spirito è quella che distingue il vertice della scala gerarchica dal resto degli uomini. Egli deve essere allo stesso tempo monaco, filosofo e guerriero. Egli è il re filosofo di cui parla Aleksandr Dugin nel già citato testo Orizzonte dell'impero ideale. Fulgidi esempi di questo tipo sono stati proprio Federico II (colui che su precisa domanda del Prete Gianni individuò nella misura la “miglior cosa in questo mondo”)[8] , l'imperatore bizantino Niceforo II Foca (condottiero militare capace di ridare dignità imperiale a Bisanzio e che allo stesso tempo fornì un impulso decisivo allo sviluppo del monachesimo cristiano orientale)[9] o, in epoca più recente, Alessandro I di Russia (colui che sconfisse Napoleone Bonaparte e che, secondo una leggenda russa, occultatosi nel 1825, terminò i suoi giorni terreni nei panni di un monaco mistico ed eremita poi fatto santo dalla Chiesa ortodossa russa dal nome di Fedor Kuzmic).
Nel re filosofo, scrive Dugin, non vi è individualità. “Egli è una persona vera, superiore sia all'individuo, sia al collettivo o alla società”[10]. La sua esistenza è votata interamente all'idea imperiale ed al suo dovere verso Dio. Egli non è libero e la libertà nell'impero non esiste perché, parafrasando Hegel, questa non esiste come modello di relazione sociale. Ovviamente qui si intende la libertà nel senso moderno del termine imposto dall'ideologia liberale egemone e totalitaria: ovvero, come mera libertà individuale che non si articola nel senso di scelta tra due azioni etiche differenti ma come libertà di scelta tra forme diverse di schiavitù economica che privano il lavoro di qualsiasi dignità, come libera scelta tra contenitori politici che propongono i medesimi programmi, come libertà di scelta tra prodotti e merci omologhi ma di diverse marche e come libera scelta di trasformare il proprio corpo a seconda delle mode o dei gusti sessuali del momento.
La libertà nell'impero esiste come fides (fedeltà): come libera sottomissione a Dio ed all'imperatore (ponte tra l'ordine fisico e metafisico) che rappresenta l'espressione della volontà divina volta ad edificare la Verità in terra. L'impero è coscienza del mondo e l'imperatore è legge vivente sulla terra.
L'impero non può dunque costituirsi sulla mera forza militare. Una simile istituzione sarebbe destinata a fallire e ad essere vittima del processo storico del divenire. Senza l'essenza imperiale propria dell'antichità e delle culture tradizionali e senza la forza che il monoteismo cristiano e islamico ha dato a tale idea, l'impero si trasformerebbe in un contenitore vuoto che assume i contorni moderni ed antitradizionali dell'imperialismo predatorio nordamericano o più in generale occidentale, anglofono e francofono.
L'Eurasia costituisce per le sue intrinseche peculiarità geografiche, storiche e culturali, il terreno ideale per la nuova manifestazione di questa entità unitaria politico-spirituale. All'interno del grande spazio eurasiatico la civiltà iranica ha fatto da culla all'ideale imperiale. Nella dinastia achemenide era già presente l'idea dell'ascendenza divina della monarchia. Questi sovrani, espressione di una cultura tipicamente tradizionale sviluppatasi lungo lo schema societario trifunzionale proprio della civiltà indoeuropea (re/sacerdoti – guerrieri – agricoltori/lavoratori), rappresentano un mirabile esempio di unione tra sacerdozio e sovranità regale. Il re iranico era infatti il responsabile della conservazione e della rigenerazione del mondo sulla base di una concezione del tempo che in alcun modo poteva essere dissociata dall'eterno.
Un reale progetto volto alla rinascita dell'idea imperiale non può prescindere dalla capacità di sviluppare la sua potenza e la sua autorità attraverso la riappropriazione da parte dell'uomo di quell'ordine superiore che rifiuta l'idea di progresso lineare della storia ricollegandosi proprio a quelle tradizioni indoeuropee che intendevano il tempo come moto circolare inserito nell'eterno disegno di Dio. Il tempo deve essere interpretato come manifestazione eterna del Divino. Ed in quanto eterno, esso può fluire sia in avanti che in indietro. Il tempo è ciclico e reversibile.
Questa progettualità assume dunque il carattere di un “ritorno” al momento in cui l'umanità sublimava se stessa attraverso la condivisione del tempo eterno di Dio. Questo “ritorno” si compie attraverso un cammino impervio. È il calvario hegeliano dello Spirito la cui nuova parusia altro non è che l'attestazione dell'esistenza di Dio. La Pasqua dello Spirito coincide in questo senso con l'Ereignis: l'Evento heideggeriano[11]. Essa è comunque l'esito del Venerdì speculativo dello Spirito: ovvero, la caduta dell'umanità nell'abisso dell'anti-metafisica e la trasformazione della metafisica stessa nella sua anti-essenza postulata a fondamento della società moderna.
Il tradizionalismo può essere il sostrato ideologico utile per il compimento di questa impresa volta alla riappropriazione della dimensione del sacro ed alla costruzione dell'unità politica e spirituale del grande spazio eurasiatico sul modello imperiale. La Tradizione, in questo senso, si pone come Soggetto della Quarta Teoria Politica accanto al Dasein (Esser-ci heideggeriano).
Il ruolo fondamentale del tradizionalismo deriva dal fatto che esso sia intrinsecamente connesso all'idea di un comune linguaggio e di una comune religione primordiali dell'umanità, e con essi sull'idea dell'umanità come fenomeno polare. Quel Polo nordico e celeste che, nella prospettiva dello studioso olandese naturalizzato tedesco Herman Wirth, è stato il punto attraverso il quale i raggi della civilizzazione si sono diffusi verso il sud del mondo[12]. La forma spirituale di questa umanità artica era improntata su un'esperienza cosmico-estatica del divino. Il tempo originario, sempre uguale a se stesso, rendeva impercettibile la distinzione tra creato ed increato e l'uomo, coinvolto in prima persona nell'anno-Dio, faceva esperienza diretta della luce celeste[13]. Questa primordiale centralità del sole era alla base di quello che Wirth chiamava urmonotheismus. “L'elemento essenziale di questa religiosità primordiale, che si esprimeva essenzialmente su una base monoteistica, sarebbe stato costituito da una sorta di rivelazione naturale nella quale il ruolo primario veniva ad essere ricoperto dall'esperienza immediata della luce cosmica, dai significati spirituali coperti dal sole e dai diversi momenti che ritmano il suo percorso celeste, l'anno-Dio raffigurato come soffio/vita del sole […] Da un originario padre cosmico sarebbe derivato un figlio, il portatore di quella che Wirth definiva la luce della terra; il sole, il veicolo corporeo della luce spirituale”[14].
Le idee di Herman Wirth sono il prodotto di studi comparati tra diverse discipline: linguistica, paleografia, simbologia, paletnologia, folklore e storia delle religioni. Un eco delle sue idee lo si ritrova nella maggior parte delle tradizioni eurasiatiche e nello stesso pensiero filosofico di questo vasto continente.
Il filosofo bizantino Giorgio Gemisto Pletone, portatore di un'ideale di riunificazione delle religioni sulla base del platonismo e della loro unità primordiale, parlò espressamente delle ricerca del paradiso come percorso interiore dello Spirito verso il centro dell'anima circonfuso di luce. Secondo Pletone, attraverso la filosofica platonica, erede di quella zoroastriana, si sarebbe potuto dare vita ad una società teocentrica e teocratica ispirata al culto solare. Egli si riteneva prosecutore di una linea sapienziale che aveva le sue origini nell'antichità ed attraverso Zoroastro, Pitagora, Platone ed anche i brahmani era arrivato fino a lui. Pletone venne accusato di voler restaurare il paganesimo ad imitazione dell'imperatore romano Giuliano l'apostata. Tuttavia, il suo era semplicemente un tentativo di riconciliare l'uomo con i caratteri religiosi del primordio attraverso il platonismo ed il monoteismo solare: unica via per superare le controversie religiose, sia tra cristiani che tra cristiani e musulmani, e fondare la pace universale. Questa prospettiva filosofica risentiva enormemente dell'influenza esercitata dallo Sheikh al-Ishraq Shihab al-Din Yahya Sohrawardi; padre della teosofia orientale e convinto assertore dell'esistenza presso gli antichi persiani di una comunità guidata direttamente da Dio. La loro sublime dottrina della luce sarebbe stata testimoniata da Platone e da Ermete Trismegisto. Essa si fonda sulla visione estatica degli esseri di luce. E questa luce altro non è che la “luce di gloria” dello zoroastrismo (xvarnah: termine che indica la fiammata primordiale che è la fonte degli splendori aurorali, quelle ipostasi di luce che generandosi a vicenda dalle loro stesse irradiazioni raggiungono l'innumerevole)[15]. La luce si oppone alla pura tenebra (barzakh): il mondo occidentale (landa dell'occaso) in cui regna il male a causa dell'assenza di Dio. Afferma Dugin: “Il capitale regna laddove il sole muore”. Il ritorno all'Oriente delle luci è la metafora attraverso la quale l'uomo percorre la via iniziatica che lo spinge ad abbandonare l'esilio occidentale e giungere alla propria realizzazione spirituale ed umana.
A queste linee sapienziali Dugin si ispira quando afferma che il re filosofo, seduto al centro di Platonopoli, vivrà un'esistenza la cui intensità trascende i limiti circondato da altri filosofi e sacerdoti sacri che vivranno a loro volta un'esistenza angelica[16]. Ed è su queste linee sapienziali, ispirate dalla conoscenza sacra, che bisogna costruire le premesse filosofiche ed ideologiche per l'ordine imperiale futuro. Un'istituzione politica, potenza tellurica e tradizionale, che rifiuta per sua natura il principio democratico proprio della talassocrazia nordatlantica[17].
[1] A. Dugin, Hegel and the Platonic Leap Down, su www.eurasianist-archive.com.
[2] Qui da intendere come forma subconscia di simpatia reciproca tra diverse persone sia individuali che collettivo-sinfoniche. Questo concetto è utile per spiegare i meccanismi di interazione tra i diversi ethnos attratti l'un l'altro da positiva complementarietà. Si veda a tal proposito M. Conserva – V. Levant, Lev Nikolaevic Gumilev, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 2005.
[3] Presunto editto dell'imperatore romano Costantino, datato 315 d.C., che sancisce la superiorità del potere papale su quello imperiale e la superiorità del vescovo di Roma sui patriarcati orientali. Il filologo italiano Lorenzo Valla (1407-1457) dimostrò inequivocabilmente, purtroppo troppo tardi, che si trattava di un falso.
[4] A. De Stefano, L'idea imperiale di Federico II, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 1978, p. 49.
[5] Si veda a tal proposito il saggio di A. Dugin, Le radici metafisiche delle ideologie politiche, contenuto in Continente Russia, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 1991.
[6] Colui che venne definito da Dante come “Sanctissimo, Triumphatori et Domino Singulari Divina Providentia Romanorum Regi”, e la cui morte, insieme alla distruzione dell'Ordine del Tempio, Renè Guènon interpretò come l'inizio dell'età moderna e la fine del medioevo europeo.
[7] L'idea imperiale di Federico II, ivi cit., p. 41.
[8] C. Mutti, Introduzione a L'idea imperiale di Federico II, ivi cit., p. 21.
[9] G. Ostrogorsky, Storia dell'impero bizantino, Einaudi, Torino 1993, p.143.
[10] A. Dugin, Orizzonte dell'impero ideale, su www.geopolitica.ru.
[11] Hegel and the Platonic Leap Down, ivi cit.
[12] A. Dugin, Herman Wirth and the Sacred Proto-Language of Humanity, su www.eurasianist-archive.com.
[13] A. Branwen, Ultima Thule. Julius Evola e Herman Wirth, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 2007, p. 31.
[14] Ibidem, p. 57.
[15] H. Corbin, Storia della filosofia islamica, Edizioni Adelphi, Milano 1991, pp. 218-219.
[16] Orizzonte dell'impero ideale, ivi cit.
[17] Si veda a tal proposito C. Mutti, Democrazia e talassocrazia, Effepi, Genova 2014. Afferma il Professor Mutti che la democrazia è associata sin dalla sua origine ateniese all'idea di talassocrazia. Di fatto, l'incremento di poteri del demos ateniese derivò proprio da quella riorganizzazione della flotta che avrebbe garantito alla città il dominio sul mare. Iniziativa che già secondo Aristotele accentuò la corruzione della polis. Senza considerare che altri uomini dell'epoca, Alcibiade su tutti, consideravano la democrazia come “pazzia generalmente riconosciuta” in quanto governo dell'incompetenza ed irresponsabilità eretta a sistema. Un sistema fondato sulla miseria culturale e sull'immoralità della classe politica che si contraddistingueva per aver consentito a vere e proprie canaglie (i kakoi) di governare.
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