lunedì 9 luglio 2018

Gli antichi Regni caucasici cristiani dei Bagrationi: Imerezia, Georgia, Armenia e Cilicia...


Molti amici italiani ci chiedono spiegazioni in merito all’attuale situazione della Famiglia Reale Bagrationi e alla effettiva possibilità istituzionale del ritorno della Monarchia in Georgia. Il dato fondamentale per capire gli attuali assetti dinastici e politici è, ci dispiace dirlo ma siamo obbligati a farlo, il disastroso divorzio fra il principe David Mukhrani e la principessa Ana Gruzinsky (figlia di Nugzar), che, nel 2013, ha impedito l’allora sicuro ripristino della monarchia, fortemente sostenuto dal nostro Santo Patriarca Ortodosso, Ilia II. Da allora, si sono succeduti scandali e polemiche che hanno coinvolto i due ex coniugi, facendo perdere loro ogni credibilità, e indebolendo molto il partito monarchico. Per questo, oramai da alcuni anni, la maggioranza dei religiosi, dei nobili, dei cavalieri templari e dei monarchici georgiani sostiene come legittimo erede al trono della Georgia unita: Sua Altezza Reale il Principe Irakli Bagrationi Imeretinsky (di Imereti), Capo indiscusso della Casa Reale dell'antico Regno di Imerezia (dal 2017). Il giovane, Irakli, persona seria, semplice e molto religiosa, gode di un crescente consenso della popolazione georgiana, soprattutto fra i giovani, e rappresenta una speranza per la difesa della nostra storia, identità e unità nazionale. Recentemente, lo stesso Irakli, è stato ufficialmente riconosciuto anche come legittimo erede della Dinatia Reale Bagratuni ai troni di Armenia e Cilicia. Obbiettivo metapolitico è la nascita di una moderna monarchia federale che unisca i due storici stati cristiani del Caucaso, Georgia e Armenia, simbolicamente sotto la Corona dei Bagrationi, la pià antica dinastia sovrana della intera cristianità, dalle mitiche origini bibliche. Tutto questo è assolutamente chiaro e noto in Georgia, e nelle comunità georgiane e armene sparse nel mondo, ma  non in Europa, dove, i partigiani degli altri due pretendenti, oramai completamente delegittimati in patria, sono stranieri non ortodossi, interessati solo al commercio di titoli e medaglie, e non alla tutela delle nostre bimillenarie tradizioni, tantomeno al ritorno della monarchia ortodossa.
Montecarlo, Principato di Monaco
Lunedì, 9 luglio 2018
Conte Nikoloz Vardanisdzev Didebuli
 
 


giovedì 5 luglio 2018

Centro Studi Araldici

Il Centro Studi Araldici è stato costituito con atto notarile pubblico il 16 settembre 2006 (Rep. N° 19277/14900) per sviluppare e realizzare il progetto Stemmario Italiano ® ideato nel 1999 da Raffaele Coppola e on line dal 2005.

Il Centro Studi Araldici resta un’istituzione privata senza scopo di lucro, composta da appassionati studiosi di araldica, che intendono promuovere questa antica disciplina.

A tal fine il Centro Studi Araldici opera su quattro livelli:
  1. riscoprire: ricerca storica di materiale, documenti, informazioni e conoscenze araldiche.
  2. preservare: raccogliere, ordinare, catalogare e conservare il materiale e le conoscenze araldiche reperite.
  3. divulgare: promuovere la conoscenza dell’araldica rendendo facilmente e liberamente accessibile al pubblico la maggior quantità possibile di informazioni e materiale araldico elaborato.
  4. diffondere: far rivivere nella società contemporanea l’uso dell’araldica, peculiare forma espressiva della nostra tradizione culturale.
 http://www.centrostudiaraldici.org/


martedì 3 luglio 2018

Nasce la Commissione Esteri di Aristocrazia Europea...



Visto i crescenti contatti, inviti, appuntamenti e impegni, determinati dalla continua crescita della nostra associazione culturale Aristocrazia Europea, la vice presidente Lali Panchulidze, con delega alle relazioni internazionali, su indicazione della presidenza, sta organizzando una vera e propria commissione esteri che si occuperà dei rapporti internazionali (associativi e promozionali, culturali e diplomatatici, cavallereschi ed ecumenici, ma anche commerciali ed economici). Nel gruppo sono subito chiamati come "Ambasciatori" tre professionisti esperti del settore come Gianfranco Guerra, Giancarlo De Col e Renato Maturo. Di diritto, fanno parte della commissione: i delegati esteri, i Principi appartenenti a Case già sovrane, i Vescovi delle Chiese ufficiali, parlamentari nazionali ed europei, appartenenti al corpo diplomatico, partecipanti a missioni militari internazionali e rappresentanti delle camere di commercio.
 



lunedì 2 luglio 2018

Il Generale Conte Doni Panchulidze Aznauri nel Comitato d'Onore di Aristocrazia Europea


  

Nel Comitato d'Onore di Aristocrazia Europea, fra l'autentica aristocrazia militare, siamo lieti di annoverare lo zio della nostra vice presidente Lali: Sua Eccellenza il Generale Conte DONI PANCHULIDZE Aznauri, Capo del Klan della Nobile Famiglia dei Panchulidze (Patrizi di Bisanzio, Cavalieri Templari, Nobili del Regno di Georgia e Conti dell'Impero Russo), appassionato ricercatore storico e commentatore televisivo, Presidente della Fondazione Culturale Panchulidze (a sostegno della identità georgiana e a tutela dei monumenti ortodossi nella antica regione del Tao-Klarjeti, attualmente territorio turco), già ai vertici delle forze armate georgiane (e prima sovietiche), ora attivo patriota nelle associazioni combattentistiche e d'arma, uomo di grande carisma, stimato per la sua coerenza e determinazione, ma anche per la sua starordinaria umanità ed autoironia.

 

 

 




venerdì 29 giugno 2018

DIMORE STORICHE ed EVENTI


Nella sua riorganizzazione, l'associazione Aristocrazia Europea, punta veramente in alto, affidando due importanti incarichi a due altrettanto grandi personaggi: Responsabile Eventi sarà, infatti, la Nobildonna Gran Dama Cristina Vittoria Egger Bertotti (PR internazionale, esperta di alta moda e lusso, comunicazione e grandi eventi) e Responsabile Dimore Storiche sarà il Conte Alberto Uva (proprietario della magnifica Villa Sormani Marzorati di Missaglia, appassionato di storia, cultura, arte ed anche enogatronomia d'eccellenza). Con loro collaborerà sul lato artistico e musicale, il Conte Claudio Savoldi Bellavitis d'Urcei, il Maestro Klaus, apprezzato musicista jazz e direttore d'orchesta, uomo di spettacolo e cultura internazionale, appassionato anche di magia e mentalismo. A chiudere il cerchio: Mirko Cuneo che si occupa ed occuperà di ricostruzioni e ambientazioni storiche mediavali e rinascimentali, comprese giostre equestri, tiro con l'arco e duelli cavallereschi.

 

Nella foto; la Nobildonna Gran Dama Cristina Vittoria Egger (responsabile organizzazione eventi) e il Cavaliere Conte Alberto Uva (responsabile dimore storiche) con la vie presidente Mandilosani Lali Panchulidze Aznauri.


martedì 26 giugno 2018

La Camera dei Lords del Regno Unito

 
 
LIBERAMENTE TRATTO DAGLI APPUNTI DI ANDREW MARTIN GARVEY 
Quando i Laburisti vinsero le elezioni dicevano di voler togliere ai Pari del Regno il diritto di sedere e votare nella Camera dei Lords, primo passo per creare una Camera dei Lords più democratica e rappresentativa. Il Governo per ora non ha dato una scadenza fissa per le riforme e Sua Maestà la Regina non ha fatto menzione nel Suo discorso dal Trono nel novembre scorso, discorso per altro scritto dal Primo Ministro.
Che cosa c’è nel futuro per i Lords?
Il Comitato per il Programma per la Riforma Costituzionale (Camera dei Lords), presieduto da Lord Irvine, il Lord Chancellor, dovrà decidere se la nuovo Camera sarà formata da membri eletti o nominati o da un mix di entrambi.
Molti Britannici si chiedono se il Regno Unito possa permettersi una Camera dei Lords riformata: attualmente, infatti, i Pari non percepiscono uno stipendio, ma soltanto un rimborso spese per quando sono presente nella Camera con limiti di circa £100 per diem, e chiunque sia stato a Londra saprà che una diaria di 300,000 lire circa non concede molto. Politici a tempo pieno dovrebbero avere uno stipendio adeguato come i loro simili nella Camera dei Comuni che percepiscono circa sei milioni al mese netti. I Pari hanno diritto ad alcuni servizi di segreteria e di cancelleria e l’uso di telefoni gratis, ma solo chi ha un ruolo attivo dispone di una linea privata. I Pari non hanno la posta senza pagamento.
La Camera dei Lords è da sempre vista come una roccaforte delle forze dell’Establishment, ossia del partito Conservatore. Nonostante le promesse Laburiste, io personalmente vedo la riforma come un passo pericoloso verso una costosa democratizzazione: tra poco avremo una classe di politici professionisti prive di esperienze del mondo reale, senza coloro che hanno per così tanto tempo portato le varie esperienze di vari campi della vita nazionale, quello militare, degli affari, del mondo accademico, quello medico ecc.…. Ora vi è nel Lords una istituzione che ha servito così a lungo gli ninteressi della Nazione e dell’Impero britannico, anziché gli interessi personali o quelli di vari gruppi d’interesse o lobbies, servendo come modello per tanti altri nazioni nel mondo.
La Camera dei Lords, non dobbiamo dimenticare, è il luogo dove i Pari del Regno pagano per i propri privilegi con il servizio. La Camera dei Lords è la Camera Alta del Parlamento Britannico. I membri non sono eletti (in questo niente di strano, anche in altri senati vi sono dei membri a vita non eletti) e con l’eccezione dei vescovi che lasciano il loro seggio quando raggiungono l’età pensionabile, sono membri per tutta la vita.
I membri del Lords sono i Pari del Regno e sono divisibili in due gruppi: i Pari o Lords Spirituali (cioè i due arcivescovi, di Canterbury e di York, il primo primate di tutta l’;Inghilterra il secondo il
primate d’Inghilterra ed i vescovi anziani) ed i Lords Temporali. Si può fare una suddivisione di quest’ultimo gruppo: i Pari ereditari e quelli a vita, cioè che non trasmettono il titolo (anche se i figli godono di un titolo e il trattamento di figli di un Pari). Poi vi sono i Law Lords (i giudici) che fanno parte del gruppo dei Pari a vita. I Membri del House of Lords in origine furono membri di vari gruppi della nobiltà che avevano il compito di consigliare il sovrano, cioè i membri della curia regis.
Durante gli ultimi secoli vi sono stati delle aggiunte. Con le varie unioni con l’Inghilterra sono arrivati anche rappresentati le altre nazioni facenti parte dell’Unione, la Scozia e l’Irlanda. Non tutti gli scozzesi titolati però sono membri del Lords. Solamente i Lords del parlamento sono membri, non i baroni o conti feudali. Molti titoli sono ancora ereditari ma vi è una percentuale sempre crescente di Pari a vita e da molto tempo non si creano più titoli ereditari che danno il privilegio di un seggio nel Lords, anche se vi sono ancora altri titoli ereditari come ad esempio quello di baronetto. I più recenti casi sono quelli dei visconti Whitelaw (già deputato Conservatore, poi ucciso dall’IRA) ed il già Speaker della Camera dei Comuni, George Thomas, (entrambi non avevano eredi), poi vi è il conte MacMillan, già primo ministro negli anni sessanta che invece aveva un erede il quale oggigiorno ha un seggio nel Lords.
Fino alla Riforma nel 16° secolo, la maggioranza dei Lords furono quelli Spirituali ed oltre agli arcivescovi e vescovi includevano anche gli abati mitrati. Con lo scioglimento dei monasteri non vi furono più abati e fu messo un limite al numero dei vescovi. Ed ora il numero è fissato in un massimo di 26 di questo gruppo di prelati. Sono membri permanenti, oltre i due primati, i vescovi di Durham, London e Winchester, e per ordine di anzianità altri 21 vescovi della chiesa anglicana. I vescovi di altre denominazioni religiose non hanno diritto a sedersi nei Lords.
Fino al 1958, i Lords Temporali furono o Pari ereditari (coloro che ebbero il titolo per eredità e diviso in sei ranghi: Principi di sangue reale, Duchi [Reali e non], Marchesi, Conti, Visconti e Baroni) ed i cosiddetti Law Lords, i più anziani giudici della corte d’Appello che hanno un seggio nel Lords con il rango di barone, (nominati a vita per espletare quei compiti giudiziali della camera). Nel 1958, però, è passata la legge riguardante le Pari a vita, il Life Peerages Act, che diede alla Regina la possibilità di creare titoli non ereditari sia per gli uomini sia per le donne. Ora questa prerogativa viene esercitato su consiglio del Primo Ministro.
Il numero dei Pari ha avuto un aumento con le unioni della Scozia e dell’Irlanda all’Inghilterra avvenute nel 17° e 18° secoli. All’inizio del 1999, la Camera dei Lords è composto da 759 Pari ereditari, 510 a vita (dei quali 90 sono donne e 26 Arcivescovi e Vescovi). È bene precisare che non tutti i Lords nel Regno Unito sono membri del Parlamento. Sono esclusi i Lords per cortesia ossia i figli dei titolari o capi famiglia, non sono inclusi i Lords per carica, come ad esempio il Primo Lord del Tesoro (che è il Primo Ministro) Lords dell’Ammiragliato o i Lords Lieutenant delle Contee e ovviamente sono esclusi anche quei Lords del maniero, i baroni e conti feudali.
Inoltre, per svariati motivi, circa un terzo dei Pari non frequentano la camera. In media vi sono circa 380 Pari presenti, in maggioranza i Pari a vita. Il Lord cancelliere si siede sopra una sedia detto il sacco di lana "Woolsack". Introdotto dal Re Edoardo II (1327-77), il Woolsack è imbottito con lana come ricordo della ricchezza che il commercio della lana diede all’Inghilterra. Ora è imbottito di lana proveniente da nazioni del Commonwealth, come simbolo di unità. La Camera dei Lords, attraverso il suo Comitato d’Appello, funziona come ultimo corte di appello. Per casi civili nel Regno Unito e casi criminali in Inghilterra, Galles ed Irlanda del Nord. Solamente i Lords d’Appello prendono parte nelle procedure giudiziali. Vi sono 12 giudici a tempo pieno. In linea di massima le funzioni della Camera dei Lords sono simili a quelli dei Comuni per quanto riguarda legislazione, dibattiti e domande all’esecutivo. Vi sono due importanti eccezioni: i membri dei Lords non sono rappresentativi di circoscrizioni e non sono coinvolti in questioni finanziarie o riguardanti le imposte. Il ruolo dei Lords è complementare a quello dei comuni e funziona come una entità di revisione di molte proposte di legge (detto “Bills”) importanti o controverse. Nella Camera dei Lords i membri votano seconda la propria coscienza. Aggiungo anche che è più facile seguire la propria coscienza non avendo un elettorato a cui rispondere, quindi si può dare ciò che una nazione ha bisogno non quello che necessariamente vuole.
Vediamo ora il primo articolo, il più importante, della proposta di legge House of Lords Bill che fu introdotta nella Camera dei Comuni il 19 gennaio di quest’anno, con l’obbiettivo di eliminare il diritto dei Pari ereditari di sedere nella Camera dei Lords. Il primo articolo recita che nessuno potrà essere un membro dei Lords in virtù della sua Paria ereditaria.
Detto esclusione si applica anche ai Membri della Famiglia Reale che hanno il diritto di far parte del Lords (il Principe di Galles, il Duca di Edimburgo, il Duca di York, il Duca di Gloucester ed il Duca di Kent; la Regina non fa parte del Lords quindi non viene inclusa; In fine, quindi, da questi commenti si capisce quanto sarà completo l’eliminazione dalla vita parlamentare la presenza dei Pari ereditari. Mi auguro che il mio intervento abbia dato delle informazioni utili per una maggior comprensione a ciò che concerne la riforma del House of Lords.

BREVE STORIA DELLA CAMERA DEI LORDS
– 14° sec Camera separata, con membri spirituali e temporali, dai Comuni
– 15° sec Pari introdotti, 5 ranghi Duca, Marchese, Conte, Visconte e Barone
– 18° sec Atti delle Unione con la Scozia/Irlanda rappresentanti eletti
– 1834 Incendio
– 1847 Apertura della nuova Camera
– 1876 Atto della giurisdizione d’Appello crea i Pari d’Appello in ordinaria (i cosi detti Law Lords), ultimo tribunale d’Appello
– 1911/1949 Atti Parlamentari, alcuni proposte diventano leggi senza il cosesso dei Lords che possono limitare il potere di ritardare li proposte ad un massimo di un anno, ciò in seguito ai problemi connessi con le leggi finanziarie
– 1958 Atto riguardante le Pari a vita – Baronie a vita, sia uomini sia donne nel House of Lords
– 1963 Atto riguardante la Paria, rinnegare i titolo – Tutti i Pari Scozzesi nei Lords Peerage Act Disclaim peerages –e le nobil donne che godono di una Paria ereditaria personale.
– 1997 Il Programma del partito laburista che include l’intenzione di abolire i seggi ereditari nella Camera dei Lords
– 1998 Proposta di Legge di abolire il diritto dei Pari ereditari di avere un seggio nella Camera dei Lords.
COMPOZIONE DELLA CAMERA DEI LORDS
(secondo il tipo di Paria al 4 gennaio, 1999) Principe (di sangue reale) 1
Arcivescovi 2
Duchi + Duchi di sangue reale 25+3
Marchesi 34
Conti + Contesse 169+5
Visconti 103
Vescovi 24
Baroni/Sig.ri (Lords) di Parlamento 831
Baronesse + Sig.re (Ladies) di Parlamento +95+3

La Rivista del Collegio Araldico


Storia, diritto e genealogia

La Rivista del Collegio Araldico è da oltre un secolo il forum culturale per eccellenza di araldica, genealogia, storia e diritto nobiliare.
Sono disponibili per consultazione presso il Collegio Araldico tutte le annate della Rivista.
Il numero di giugno 2018 della Rivista del Collegio Araldico è stato inviato in omaggio a tutti i sottoscrittori della XXV edizione del Libro d’Oro della Nobiltà Italiana.
Ricca di 180 pagine, con una rinnovata veste tipografica, la Rivista prosegue una tradizione che ha ampiamente superato il secolo. Ogni numero è ricco di contenuti autorevoli e di interesse per i cultori di araldica, storia e genealogia.
Per avere un’idea più precisa dei contenuti, è possibile consultare alcuni numeri della Rivista, o scorrere i contenuti degli indici nelle apposite pagine del sito, collegate più in basso. Oppure abbonarsi direttamente per riceverne a casa le copie future.


Quanti sono i Nobili in Italia?

Riflessioni sulla Consulta Araldica del Regno e il Libro d’Oro nella sua XXV edizione

Il Libro d’Oro della Nobiltà Italiana rappresenta, dalla sua prima edizione del 1910, in Italia un repertorio sostanzialmente unico nel suo genere.
Prima di procedere nella presentazione dei dati statistici che abbiamo ricavato dalla XXV edzione del Libro d’Oro, pensiamoo che sia opportuno premettere una disanima sulla situazione storica dei vari registri riguardanti la nobiltà.

Breve storia della Consulta Araldica e del Libro d’oro

di Roberto Sandri Giachino
Dichiarata l’Unità d’Italia (anche se sarà completata con la presa di Roma del 1870), sorse la necessità di istituire un organo consultivo che si occupasse della materia nobiliare, data la pluralità di ordinamenti nobiliari, le specificità e diversità fra essi. Facendo riferimento all’art 79 dello Statuto del Regno (detto Statuto Albertino, promulgato il 4.3.1848 ed esteso, dopo l’Unità, a tutti i territori del Regno d’Italia), con R.D. del 10 ottobre 1869 n. 5318 fu istituita la Consulta Araldica “ per dar parere al Governo in materia di titoli gentilizi, stemmi ed altre pubbliche onoreficenze…”, e tenere un registro dei titoli gentilizi.
Con il R.D.  8 maggio 1870 furono stabilite le basi del diritto nobiliare del Regno d’Italia con molte disposizioni, tra le quali l’elenco dei titoli suscettibili di concessione o riconoscimento; i provvedimenti di competenza sovrana (concessione, conferma, autorizzazione, rinnovazione, riconoscimento); le modalità del riconoscimento per giustizia su domanda dell’interessato; la facoltà (della Consulta Araldica) di iscrivere d’ufficio i  discendenti di famiglie notoriamente nobili e di quelle già iscritte negli antichi Libri d’Oro delle repubbliche di Venezia e Genova. Libro d’Oro è infatti un termine generico, diffuso in tutta Italia, che definisce un registro nel quale erano annotate le famiglie nobili; infatti esistevano elenchi dei nobili di numerose città e stati dell’Italia preunitaria chiamati: Libro d’Oro, Libro della Patrizia Nobiltà, Libro della Nobiltà, Libro della Cittadinanza Nobile o del Patriziato. Si consideri, per esempio, che a Venezia esisteva il Libro d’Oro dal 1506; a Genova dal 1528 (liber nobilitatis detto Libro d’Oro); a Roma il Libro d’Oro Capitolino dal 1746; a Modena nel 1815 fu riaperto il Libro d’Oro, già esistente dal 1788; a Lucca il Libro d’Oro fu istituito nel 1628…
I RR.DD. del 11.12.1887 e del 5.1.1888 modificarono l’ordinamento della Consulta araldica e disposero (art. 11) la compilazione di registri nei quali dovevano essere trascritte le nuove concessioni, i riconoscimenti ed i vecchi minutari esistenti presso la Consulta Araldica stessa.
Con R.D. 15 giugno 1889 furono istituite le commissioni araldiche regionali (rese permanenti nel 1891) con il compito di formare gli elenchi regionali delle famiglie nobili ed esaminare preliminarmente le pratiche nobiliari della regione storica di competenza.
Nel 1889 fu istituito un registro dei titoli gentilizi delle famiglie che avevano ottenuto decreti di concessione o riconoscimento di titoli nobiliari nel Regno d’Italia dopo l’Unità e furono progressivamente compilati 14 elenchi regionali nei quali furono iscritte le famiglie già registrate negli elenchi ufficiali degli stati pre-unitari.
Un nuovo ordinamento della Consulta Araldica fu approvato con R.D. 2.7.1896 n. 313 cui seguì il regolamento d’esecuzione (R.D. 5 luglio 1896 n. 314) che prevedeva, all’art. 68, l’istituzione del Libro d’oro della nobiltà italiana, registro manoscritto nel quale dovevano essere iscritte le famiglie che avevano ottenuto la concessione, rinnovazione o riconoscimento di titoli di nobiltà; agli artt. 77-82 era prevista la costituzione dell’Ufficio araldico presso il Ministero dell’Interno, con funzione di segreteria della Consulta
Erano iscritti nel Libro d’oro tutti coloro che ottennero un titolo di nobiltà con provvedimento sovrano di grazia e coloro che ebbero un riconoscimento dei propri diritti nobiliari con un provvedimento governativo di giustizia; tutte le famiglie iscritte nel Libro d’oro erano comprese anche negli elenchi regionali e, per distinguerle,  il cognome era preceduto da un asterisco.
Oltre al registro manoscritto detto Libro d’oro della Nobiltà Italiana era previsto che fossero tenuti dall’Ufficio Araldico sotto la direzione del Commissario del Re i seguenti altri volumi manoscritti: “Libro Araldico dei titolati esteri”, “Libro araldico della cittadinanza” (per le famiglie di distinta civiltà titolari di uno stemma), “Libro araldico degli Enti Morali”, ”Elenco Ufficiale Nobiliare”.
Si consideri che il Consiglio di Stato con decisione dell’11 dicembre 1925 stabilì che il provvedimento di iscrizione al Libro d’oro non aveva in sé valore di una dichiarazione giuridica sulla esistenza e pertinenza del diritto alle distinzioni nobiliari di cui era domandata l’iscrizione, ma era un atto amministrativo, che seguiva alle dichiarazioni delle autorità competenti.
Da sottolineare, infine, la finalità anche fiscale dell’iscrizione al Libro d’oro perché il R.D. 22.9.1932 n. 1464 obbligava al pagamento delle tasse previste per il titolo e per ogni annotazione di nascita, matrimonio e morte.
A proposito del Libro d’Oro della Nobiltà Italiana edito dal Collegio Araldico-Roma, Carmelo Arnone nel suo volume Diritto nobiliare Italiano storia ed ordinamento scriveva:  
[…] Il Libro d’oro è una compilazione inedita, fatta dalla pubblica amministrazione nella quale si iscrivono le famiglie italiane che ottengono la concessione, la rinnovazione, l’autorizzazione o il riconoscimento di titoli e attributi nobiliari […].
ed aggiungeva in nota:
I così detti Libri d’oro che sono in vendita sono compilazioni di privati, che non hanno valore legale. Pregevole è però per la copia e la esattezza delle notizie il Libro d’Oro della Nobiltà Italiana pubblicato periodicamente fin dal 1910 per cura del Collegio Araldico Romano”.
Gian Carlo Jocteau scriveva nel 1997:
[all’inizio del Novecento] prese corpo un’iniziativa destinata a sopravvivere sino ai giorni nostri: si trattava del Libro d’oro della nobiltà italiana, che con una nuova ambizione di respiro nazionale comparve per la prima volta nel 1910 (fino ad oggi ne sono comparse 20 edizioni ed è in preparazione la ventunesima), raccogliendo con sistematicità e con obiettivi di progressiva completezza cenni storici e genealogici delle famiglie nobili italiane e notizie sui loro membri viventi […]
Giovanna Arcangeli, all’epoca, responsabile del servizio araldico dell’Archivio Centrale dello Stato, descriveva con precisione il Libro d’oro istituito con il Regio Decreto 314/1896:
Nell’aprire i grandi volumi del Libro d’oro della nobiltà italiana si è attratti dalla solennità delle dimensioni (45×60 cm formato detto in folio), dalle robuste parti metalliche poste a sostegno e protezione dei punti potenzialmente più deboli della pregevole rilegatura di marocchino; si è colti dal seducente splendore dello stemma stampigliato sul piatto superiore della legatura. Aprendo poi il volume ci si perde nel labirinto armonioso e complesso dei nominativi delle singole famiglie-vergati in inchiostro dorato [] La serie archivistica si compone nella sua completezza di trenta volumi, ciascuno mediamente contiene 199 bifogli. Tutta la serie ha la medesima altezza e tipo di legatura, esternamente ciascun volume è contraddistinto da cifre romane incise in oro [] La numerazione ricorre in tutte le pagine doppie con l’indicazione del numero del volume. Rigore e gravità cancelleresche sono affidate al calligrafo che con estrema ed accurata perizia annotò a grandi lettere, ricorrendo a una singolare sintesi paleografica, il nome della famiglia e i luoghi di origine e residenza […]”.
Per avere un esempio del contenuto di questa serie archivistica manoscritta, si può confrontare il libro Alle radici dell’identità nazionale Prosopografie storiche italiane Libro d’oro della nobiltà italiana (I-II) pubblicato nel 2009 dove sono stampati in fac-simile i primi due volumi.

Pubblicazioni del Regno

Come detto sopra, le commissioni araldiche regionali compilarono i primi  Elenchi Ufficiali nobiliari del Regno d’Italia e pubblicarono, sia su istanza delle famiglie, sia d’ufficio basandosi sui documenti degli archivi di stato, in forma provvisoria poi in forma definitiva, quattordici Elenchi Regionali, tra il 1895 ed il 1912, approvati, ciascuno, con Decreto Reale (si noti che alcuni furono ripubblicati in edizione anastatica dalla casa editrice Forni nel 1988 e da 3T di Gianni Trois e figli di Cagliari nel 1972).
In seguito gli elenchi regionali aggiornati furono fusi in un unico volume e fu pubblicato (Torino: Bocca, 1922) l’Elenco ufficiale nobiliare italiano approvato con R.D. 3.7.1921 n.972 e ripubblicato in ristampa anastatica dall’editore Arnaldo Forni a Bologna nel 1970 e nel 1997.
Nel 1933 il Poligrafico dello Stato editò l’Elenco ufficiale della nobiltà italiana approvato con R.D. 7.9.1933 n. 1990. In questa volume le famiglie iscritte nel Libro d’oro della Consulta Araldica erano contrassegnate con un asterisco; le altre famiglie presenti (senza asterisco), in forza dell’art. 2 dell’ultimo decreto citato, dovevano chiedere l’iscrizione nel Libro d’oro nel termine di tre anni (poi prorogato di altri due), presentando la documentazione e pagando le tasse previste.
In seguito fu approvato con R.D. 1.2.1937 e pubblicato l’ Elenco ufficiale della nobiltà italiana. Supplemento per gli anni 1934-1936 (Roma, 1937); anche in questo volume solo le famiglie iscritte al Libro d’oro erano contrassegnate da un asterisco mentre le altre famiglie nobili erano senza asterisco. Il 7.6.1943 fu emanato un nuovo ordinamento dello stato nobiliare italiano ed un nuovo regolamento della Consulta Araldica che prevedevano l’obbligo per tutte le famiglie nobili di iscriversi nel Libro d’oro.
In seguito per le vicende della guerra ed istituzionali non furono pubblicati altri aggiornamenti e dopo il 25 luglio 1943 la Consulta araldica cessò di funzionare; scriveva Aldo Pezzana:
[…] Elenchi ufficiali non ne vennero più pubblicati sicché la possibilità di effettuare l’iscrizione [nel Libro d’oro] venne meno: la distinzione delle famiglie con o senza asterisco permane peraltro nelle pubblicazioni private in materia nobiliare[…]”.

Dopo la Costituzione Italiana

La Costituzione entrata in vigore il 1 gennaio 1948, nella XIV disposizione transitoria e finale dispose “I titoli nobiliari non sono riconosciuti. I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922, valgono come parte del nome. La legge regola la soppressione della Consulta Araldica”, chiudendo di conseguenza il Libro d’oro previsto dai precedenti Regi Decreti.
Aldo Pezzana, presidente onorario del Consiglio di Stato, a questo proposito puntualizzava:
[] in pratica dopo il 25 luglio [1943] la Consulta Araldica smise di funzionare. Continuò invece a funzionare l’Ufficio araldico. Esso provvide all’istruttoria delle domande di riconoscimento ed alla predisposizione dei pochissimi provvedimenti di giustizia [] e dei più numerosi provvedimenti di grazia emanati da Umberto II, prima come Luogotenente generale del Regno dopo il 4 giugno 1944 e poi come Re fra il 9 maggio e  il 13 giugno 1946 [] Ora, dopo sessant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana, l’ordinamento del 1943 è caduto sotto la scure del D.L. 25.6.2008 n. 112 (il c.d. decreto “taglia leggi”) convertito nella legge 18 febbraio 2009 n. 9, ed esplicitamente abrogato.
Per terminare, si ricorda che il Sovrano Militare Ordine Gerosolimitano detto di Malta, pubblicò, nel 1960, presso la Tipografia Poliglotta Vaticana, l’Elenco storico della Nobiltà Italiana Compilato in conformità dei Decreti e delle Lettere Patenti originali e sugli Atti Ufficiali di Archivio della Consulta Araldica dello Stato Italiano con lo scopo di riunire in un unico volume: le famiglie comprese negli Elenchi Ufficiali della Consulta Araldica; quelle che ebbero provvedimenti in materia nobiliare dopo l’ultima pubblicazione del 1934-36 fino al 1 gennaio 1948 (comprendendo anche i decreti e le sentenze emesse dopo il cessato funzionamento della Consulta Araldica); le famiglie insignite di titoli pontifici e quelle con titoli concessi dalla Repubblica di San Marino fino al 1959. Questa pubblicazione comprendeva anche le famiglie iscritte solo genericamente nell’Elenco ufficiale nobiliare italiano del 1921 (distinte da una piccola losanga), conteneva lo stato personale (aggiornato quando fu possibile), contrassegnava le famiglie registrate nel Libro d’oro con l’asterisco e con la riproduzione degli stemmi a colori.

La XXV edizione del Libro d’Oro. Spunti statistici

di Fabrizio Antonielli d’Oulx
Dopo questa disanima della situazione storica, vediamo ora quali informazioni si possano ricavare della XXV edizione del Libro d’Oro, stampato nello scorso giugno e già fatto pervenire a tutti i sottoscrittori.
La prima domanda che ci si pone, a fronte dei due tomi, è: quante famiglie vi siano menzionate. A questo proposito è opportuno fare subito una distinzione tra le famiglie riportate per intero (ossia con lo sviluppo degli stati personali contenenti le indicazioni di quando le persone siano nate, matrimoni, ecc.) e quelle di cui si trovano solo i cognomi quasi sempre con rimandi ad edizioni precedenti.
Per intenderci, vediamo un esempio (si scusi la pessima riproduzione, ma non ce la sentivamo di squinternare un libro…): dei Codebò si dice solo Patr. di Modena, e non si riporta nessun rinvio, come è invece per i Codeca’ per i quali si rinvia al volume XX, pag.444, dove della famiglia si riportano gli stati personali. Si sa dunque che i Codebò sono patrizi di Modena perché così risulta dagli elenchi ufficiali del Regno d’Italia, ma nelle diverse edizioni del Libro d’Oro la famiglia Codebò non è mai stata riportata con gli stati personali.
Ancora: i Coffari sono presenti con i loro stati personali nel volume XXV a pag. 459, mentre i Coglitore, nobili dei baroni di Sant’Agostino, non sono mai stati presi in considerazione, con i loro stati personali, dal nostro Libro d’Oro.
Crediamo così di aver chiarito che cosa si intenda per famiglie “riportate per intero” e famiglie con i “rimandi”. Orbene, nella XXV edizione sono riportate per intero, con gli stati personali, 1.997 famiglie; solamente con il rimando sono per contro 3.859. Dunque in totale le famiglie nominate sono 5856, numero che ipotizziamo non si discosti molti dal numero di famiglie nobili in Italia.
Salta agli occhi, dal seguente grafico, come in realtà le famiglie riportate per intero nel Libro d’Oro siano circa la metà di quelle con il rimando.
È opportuno però sottolineare che il Collegio Araldico, editore o almeno curatore del Libro d’Oro dal suo nascere, ha censito con gli stati personali, nel tempo, più o meno 5.000 famiglie, offrendo quindi agli studiosi un fondamentale supporto per approfonditi studi genealogici.
Le analisi che seguono fanno riferimento solo alle 1997 famiglie riportate con gli stati personali, essendo il lavoro di analisi sulle famiglie solo con il richiamo carente di dati e comunque superiore alle forze umane!
Nel Libro d’Oro dunque solo un terzo circa delle famiglie nominate trova un opportuno sviluppo con le informazioni circa i singoli componenti; numero che deve essere aumentato, sperando di riuscire a farlo nelle prossime edizioni.
Riteniamo comunque che un campione di 2000 famiglie sia significativo e che ci permetta di esporre qui di seguito diverse considerazioni.
È ancora necessario precisare il criterio con il quale le famiglie vengono riportate con lo sviluppo dello stato personale o semplicemente con un rimando. Non si tratta, per le ultime edizioni del Libro d’Oro e quindi anche per la XXV qui presa in esame, di una discriminante “compri o non compri” nel senso che l’acquisto dei volumi determini un diverso trattamento. Semplicemente le famiglie vengono citate con il rimando quando da due edizioni del Libro d’Oro (quindi da 8 – 10 anni) non si siano più fatte sentire, anche solo con una mail per dire che non ci sono aggiornamenti da apportare. Il lungo silenzio fa infatti supporre, se non l’estinzione della famiglia, certamente un disinteresse.

Le prime tre edizioni del Libro d’Oro: 1910, 1912-14,1914-16

Chiariti questi aspetti, vediamo ora, nella semplice tabella seguente, come siano distribuiti i titoli nobiliari delle 1997 famiglie con gli stati personaliVorremmo ancora ribattere a quelle persone che, con un sorrisetto, notano “…ai miei tempi tutti nobili italianai stavano in un piccolo libretto…”. È vero, ma allora non si riportava la storia delle famiglie (cercheremo di porre un rimedio per le prossime edizioni alle storie troppo lunghe e a volte esagerate e poco credibili) e non si risaliva con le genealogie all’’800 (abbiamo più volte combattuto anche contro questa tendenza, ma non è assolutamente cosa facile!).

nobili
475 24%
patrizi 119 6%%
baroni 208 10%
conti 664 33%
marchesi 351 18%
duchi   72 4%
principi 108
5%
Dunque il titolo più diffuso è quello di Conte (664 = 33%), seguito dalla somma dei Nobili e Patrizi (594 = 30%); poi ci sono i Marchesi (351 = 18%), i Baroni (208 = 208%), i Principi (108 = 5%) ed in ultimo i Duchi (72 = 4%).
Certamente sarebbe interessante suddividere i vari titoli nobiliari in funzione della loro provenienza territoriale, verificando così se sia corretta l’impressione che al nord abbondino i conti ed al sud i baroni ed i principi… ma questo è un lavoro che lasciamo volentieri ad altri.
Come è noto, le famiglie presenti nel Libro d’Oro hanno tre segni che ne contraddistinguono l’origine della nobiltà:
  • ° con un cerchietto sono contraddistinte le famiglie che hanno avuto un provvedimento di grazia di S.M il Re Umberto II, non trascritto presso la Consulta Araldica, od un atto sovrano dei Sommi Pontefici (successivo al 1870) o della Repubblica di S. Marino (successivo al 1861), per i quali non sia intervenuta prima del 1946 l’autorizzazione all’uso in Italia, od un provvedimento di giustizia del Corpo della Nobiltà Italiana, o la cui nobiltà sia stata riconosciuta dal Sovrano Militare Ordine di Malta per la ricezione con prove nelle categorie di cavalieri che richiedono prove nobiliari;
  • * con un asterisco le famiglie che avendo ottenuto dal Regno d’Italia, fra il 1861 ed il 1946, un provvedimento di giustizia o di grazia, erano registrate nel “Libro d’Oro” della Consulta Araldica del Regno, ora depositato presso l’Archivio Centrale dello Stato
  • senza alcun contrassegno, le famiglie le quali, pur non avendo avuto a loro favore alcun atto formale fra il 1861 ed il 1946, erano inserite negli Elenchi Ufficiali Nobiliari del 1921 e dei 1933 e nel supplemento 1934-36
Analizziamo quindi come le 1997 famiglie si distribuiscano in funzione dei segni che ne contraddistinguono l’origine della nobiltà si ottiene il seguente grafico:Numericamente 1378 sono le famiglie con l’asterisco (69%), 355 quelle senza contrassegno (18%) e 264 quelle con il cerchietto (13%).Approfondendo questo argomento, le famiglie senza contrassegno sono così suddivise:Mentre le famiglie con cerchiettoLe famiglie con asterisco si distribuiscono come segue.
Questo tipo di distribuzione (senza contrassegno, cerchietto, asterisco) può portare a delle considerazioni sulle singole categoria di nobiltà.Vediamo i 474 Nobili. Le famiglie senza nessun contrassegno sono 103 (22%), quelli con il cerchietto 123 (26%) e quelli con asterisco 249 (52%).I 119 Patrizi sono 42 senza nulla (35%), 8 con il cerchietto (7%) e 69 con l’asterisco (58%).I 208 Baroni sono 25 senza nulla (12%), 37 con il cerchietto (18%) e 146 con l’asterisco (70%).I 664 Conti sono 111 senza nulla (17%), 68 con il cerchietto (10%) e 485 con l’asterisco (73%).I 351 Marchesi sono 42 senza nulla (12%), 19 con il cerchietto (5%) e 290 con l’asterisco (83%).I 72 Duchi sono 15 senza nulla (21%), 6 con il cerchietto (8%) e 290 con l’asterisco (51%).Infine i 108 Principi sono 17 senza nulla (16%), 3 con il cerchietto (3%) e 88 con l’asterisco (81%).
Dobbiamo ancora spendere due parole sulla “PARTE SECONDA” del Libro d’Oro, che spesso ha suscitato discussioni varie. In questa sede non esprimiamo pareri, limitandoci ad esporre la situazione numerica. Nelle avvertenze, a cui lo stesso Libro d’Oro rimanda, si legge “Nella parte seconda sono registrate alcune delle famiglie la cui situazione di nobiltà venne nel passato accertata dal Collegio Araldico o dal S.M.O. Costantiniano di San Giorgio per la ricezione con prove nelle categorie di cavalieri che richiedono prove nobiliari.“ Sono pubblicate 47 famiglie con gli stati personali, rappresentando quindi, sulle 1997 della prima parte, il 2,35 %.
Una cifra quindi molto contenuta, ma che dovrà portare a delle riflessioni per la XXVI edizione.Ragioniamo ora sulle 3859 famiglie citate solo con il richiamo nella XXV edizione del Libro d’Oro; si tratta di stime e non di conteggi precisi che comporterebbero una pazienza ed un impegno veramente superiori alle nostre forze!
Possiamo considerare che il 70% delle famiglie richiamate siano state sviluppate con gli stati personali nelle precedenti edizioni del Libro d’Oro, dal 1910, essendo quindi circa 2700 famiglie.Un 8% possiamo considerare essere le famiglie che non sono mai state analizzate nei loro stati personali nelle precedenti edizioni; sono citate nei richiami perché presenti negli elenchi ufficiali del Regno d’Italia: sarebbero quindi circa 300.Infine abbiamo considerato che, sulla base dei numeri forniti dall’Associazioni regionali del Corpo della Nobiltà Italiana del Veneto e della Sicilia, il 22% pari a 850 famiglie si siano estinte.
Ancora un’ipotesi. Se noi sommiamo le quasi 2000 famiglie di cui viene, nella XXV edizione, riportato lo stato personale alle 3850 famiglie delle precedenti edizioni e aggiungiamo ancora le 300 famiglie di cui il Libro d’Oro non si è mai interessato, arriviamo ad avere un’ipotesi di 6200 famiglie ancora esistenti in Italia. Quale moltiplicatore ipotizzare per poter indicare il numero di persone nobili?
In base al censimento ISTAT del 2011 della popolazione italiana la media di componenti per nucleo familiare era di 3 persone; è probabilmente un dato che a noi non serve, perché nel Libro d’Oro non sono riportati in modo autonomo i singoli nuclei familiari, ma, per così dire, tutto un ceppo composto di diverse famiglie. Ad esempio mio fratello ed io siamo tutti riportati come Antonielli, e così i miei 3 cugini (lontani) e la loro madre. Tutti queste 6 famiglie (per l’ISTAT) Antonielli sono considerate, nel Libro d0’Oro, come una sola famiglia. Si deve allora cominciare a moltiplicare i 6200 nuclei familiari almeno per 6 (in base all’esempio Antonielli, ma ci sono ceppi ben più articolati…) arrivando così a contare circa 37.200 famiglie. Si può ora applicare a queste 37.200 famiglie ipotizzate il coefficiente 3 persone dell’ISTAT? Probabilmente ancora no, perché possiamo presumere che il ceto preso in esame dal Libro d’Oro sia più tradizionalista e maggiormente portato a nuclei familiari più consistenti (meno separazioni, divorzi, persone che vivono da sole…) per cui, sempre basandomi sugli Antonielli, penso che si possa tranquillamente adottare un coefficiente di 4 persone per famiglia. Alla fine, forse, possiamo dire che i nobili in Italia sono 37.200 x 4 = 148.800…è solo un’ipotesi, dove ciascuno può cambiare i moltiplicatori a piacere! Sono troppi, sono pochi? Proviamo a vedere un rilievo fatto nel XVIII secolo
Stato Numero di nobili % di nobili sul tot. della popolazione
Polonia 800.000 15%
Spagna 722.000 7 – 8 %
Russia 5 – 600.000 2 – 3 %
Francia 300.000 1 %
Svezia 15.000 0,5 %

MEDIA  nel XVIII 5,3 %
Qual è la percentuale attuale dei nobili italiani sulla popolazione stimata di 60 milioni di abitanti? 148.800 nobili su 60 milioni = circa lo 0,2 %. Una percentuale, a nostro parere, assolutamente credibile!
Con quest’ultimo ragionamento chiudiamo questa prima analisi, sotto un profilo statistico, della XXV edizione del Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, ben sapendo che la ricchezza di dati in essa contenuti permetterebbe di approfondire ulteriormente la conoscenza della nobiltà italiana.

Convegno sulla Cavalleria Cristiana

giovedì 21 giugno 2018

"Fraternità Mauriziana"


Carissimi

veramente con tanta gioia - quella che insieme abbiamo vissuto e condiviso la sera del 10 giugno a Villa Antona Traversi - vi scrivo per esternarvi tutta la soddisfazione, mia e di SAR il Principe Emanuele Filiberto, nostro graditissimo ospite, per l’ottima riuscita dell’evento del 10 giugno u.s., che ci ha visti convenuti in più di 200 a Villa Antona Traversi di Meda.
Abbiamo potuto sperimentare lo spirito di fraternità mauriziana tanto nella preparazione quanto nello svolgimento dell'evento. Uno spirito che ci porta a condividere sempre più i valori del nostro Ordine e ad operare secondo le indicazioni di SAR il Principe Gran Maestro.
Credo che l'invito forte e chiaro che ci è stato rivolto da SAR Emanuele Filiberto, nel suo discorso a larghi tratti spontaneamente “a braccio”: a "riempire di sostanza" il nostro essere Cavalieri e Dame, a capire che "militare negli Ordini Dinastici di Casa Savoia non può essere solo appuntarsi una medaglia o indossare una bel manto" segni un punto di non ritorno per la nostra Delegazione.
La serata del 10 giugno è stata un’ulteriore occasione di permanere concretamente e generosamente nel solco, cinque volte secolare, dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e della sua opera di beneficenza e carità, che oggi per la Delegazione di Lombardia si è concretizzata nell'oblazione di 21.000 euro, a sostegno della Coooperativa Sociale Oftal nel progetto di ampliamento della struttura per disabili di Montebello della Battaglia.
La cifra elargita è frutto di una forte sinergia all'interno della Delegazione che, oltre all’evento di Meda, ha visto impegnati i Vicariati in diverse iniziative e ha avuto il sostegno generoso delle oblazioni di molti confratelli e consorelle.
Un ringraziamento di cuore a quanti ci hanno permesso di raggiungere questo traguardo: a SAR il Principe Emanuele Filiberto, che ci ha onorato della Sua presenza; alla carissima amica Federica Priuli Antona Traversi Grismondi e a suo figlio Giovanni, che ci hanno signorilmente ospitato nella cornice della loro prestigiosa residenza; alla Segreteria del Delegato e all’Ufficio del Cerimoniale della nostra Delegazione, con particolare menzione per la Dama Franca Sciaraffia e per i Cavalieri Alberto Di Maria e Thomas Linty, per l’ottima organizzazione e la magistrale conduzione dell’evento; ai Vicari per il capillare lavoro di sensibilizzazione sul territorio; al confratello Pasquale Griesi per l’allestimento della emozionante scenografia sabauda della Villa e per la mostra di cimeli storici dell’Ordine Mauriziano; alla Scuderia Savoia Cavalleria e al suo Presidente il confratello Andrea Boezio Bertinotti per aver impreziosito con l’esposizione graditissima di auto d’epoca il parco della Villa; ai confratelli Ettore Galazzi, Claudio ed Emanuele Felotti per il supporto logistico; alla Ditta Marini Flowers di Voghera per aver regalato l’addobbo floreale; a tutti i partecipanti, Cavalieri, Dame, Amici, Simpatizzanti, ciascuno con la sua personale arricchente presenza.
L’esempio di carità dei nostri Santi e Beati ci sia sempre di sprone per onorare il nostro stato di Dame e Cavalieri degli Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia.
Cav Uff Dott Don Maurizio Ceriani
Delegato e Priore di Lombardia


Invito a corte con i pittori del Conte: Artemisia Gentileschi e Paolo Finoglio



Carissimo, nel rispetto della illustre tradizione di mecenati dei Principi Tomacelli Filomarino e dei Conti di Conversano e duchi d'Atri Acquaviva d'Aragona, mantenuta viva fino alla sua  scomparsa nell'anno 2003 dal carissimo amico Fabio Tomacelli Filomarino Acquaviva d'Aragona, presenteremo doman 22 giugno in Conferenza stampa la III^ edizione dell'evento: "Invito a corte con i pittori del Conte: Artemisia Gentileschi e Paolo Finoglio" che si terrà il 1° luglio al Castello Marchione di Conversano. La corte di riferimento è quella del Conte Giangirolamo II Acquaviva d'Aragona e della consorte Isabella Filomarino dei principi della Rocca. Giangirolamo fu impavido uomo d'armi e gran mecenate. Alla sua corte operò per molti anni il pittore Paolo Finoglio che abbellì il castello con le grandi tele rappresentanti la Gerusalemme Liberata del Tasso e numerose altri quadri sacri e profani. Amante del bello e dell'arte Giangirolamo apprezzò le opere, oltre che di numerosi pittori della scuola secentesca napoletana, anche di Artemisia come dimostra la presenza nella sua collezione privata di tre opere importanti della nota pittrice romana. La Presentazione dell'evento si terrà nell'Aula Magna dell'Università di Bari dalle ore 17 con la partecipazione del Magnifico Rettore e di Personalità del mondo accademico, istituzionale  e della Comunicazione. La scelta della sede universitaria è legata alla volontà degli organizzatori di coinvolgere i giovani nella conoscenza dell' arte, dell'architettura e della tradizione che ha fatto grande il nostro territorio. Cordiali saluti, Prof. Angela Campanella


martedì 19 giugno 2018

Iniziativa di solidarietà dell'Ordine Mauriziano a Como





Affari Italiani - Aristocrazia a Nord

Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, merenda per bambini in difficoltà

Giornata di beneficenza e volontariato, ricca merenda e giochi organizzati per bambini disagiati, promossa a Como dall’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, merenda per bambini in difficoltà

Giornata di beneficenza e volontariato, ricca merenda e giochi organizzati per bambini disagiati, promossa, domenica scorsa, a Como, dall’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Sede dell’evento la seicentesca villa della famiglia Egger, padroni di casa l’imprenditore olandese Wilco Alexander e sua moglie la nobildonna dama Cristina Victoria, PR internazionale ed esperta di alta moda, impegnata in attività culturali e sociali, grande amica personale del principe Emanuele Filiberto di Savoia che ha inviato il suo caloroso saluto ufficiale. Oltre cinquanta i bambini, di diversa razza e nazionalità, che hanno partecipato al pomeriggio di divertimento e solidarietà, molti di più gli adulti giunti a sostegno della lodevole iniziativa. Fra i presenti, diverse autorità, volti noti, rappresentanti della nobiltà e borghesia lombarda, fra questi: Elisabetta Patelli (associazione Bambini di Cernobyl), Melina Falsone (associazione Casa della Giovane, che ospita madri e figli in situazione di disagio), Cristina Poggi (in rappresentanza della locale sezione della Croce Rossa Italiana), la contessa Mandilosani Lali Panculidze Aznauri (delegata della Casa Reale Bagrationi Imeretinsky di Georgia in Italia), il giornalista Luca Carriera (della patinata rivista italo-russa Ozerokomo) e l’avvocato Michele Malerba (vicario degli Ordini Dinastici di Casa Savoia). “Dobbiamo costruire una Eurasia di pace e prosperità per tutti i popoli, partendo dal dialogo fra cristiani ortodossi orientali e cattolici occidentali” ha commentato Lali Panchulidze. “La solidarietà non ha confini e la nobiltà che conta è quella dello spirito e del cuore” ha aggiunto Criss Egger, volto noto, anche per avere partecipato alla trasmissione televisiva Pechino Express.

http://www.affaritaliani.it/milano/aristocrazia-nord/ordine-dei-santi-maurizio-lazzaro-merenda-per-bambini-in-difficolta-546365.html









Le impareggiabili Dame di Aristocrazia Europea: CRISS Egger e LALI Panchulidze

venerdì 15 giugno 2018

Nobiltà e beneficenza, mondanità e cultura








Affari Italiani - Aristocrazia a Nord
Venerdì, 15 giugno 2018 - 10:38:00

Emanuele Filiberto di Savoia in Brianza. Nobiltà, beneficenza e mondanità

Una domenica all'insegna delle auto e dimore storiche, della nobiltà e della beneficenza, in Brianza con Emanuele Filiberto di Savoia

Emanuele Filiberto di Savoia in Brianza. Nobiltà e beneficenza, mondanità e cultura

Una domenica all'insegna delle auto e dimore storiche, della nobiltà e della beneficenza, quella passata del 10 giugno scorso, in Brianza, con il principe Emanuele Filiberto di Savoia. Il figlio ed erede del principe Vittorio Emanuele, capo della Casa Reale d'Italia, ha guidato un corteo di auto storiche che, partendo, in mattinata, dalla Villa Reale di Monza, ha svolto un tour nelle ville patrizie lombarde, con pausa presso la Villa Sormani di Missaglia, dal conte Alberto Uva, ed arrivo presso la villa dei nobili Antona Traversi a Meda, dove, a conclusione della giornata, si è svolto un grande galà benefico degli Ordini Dinastici della Real Casa Savoia. L'evento è stato organizzato dallo storico ordine cavalleresco dei Santi Maurizio e Lazzaro, in collaborazione con la Scuderia Automobilistica Savoia Cavalleria, promossa dal conte Andrea Boezio Bertinotti e da Simone Balestrini, segretario nazionale del Fronte Monarchico Giovanile. La serata, in abito lungo e smoking, medaglie e bandiere sabaude, ha visto la partecipazione di oltre trecento selezionati invitati, italiani e stranieri, fra questi: il mondanissmo principe Alberto Giovanelli (presidente della Unione della Nobiltà Italiana), l'affascinante nobildonna caucasica Lali Panchulidze (vice presidente della associazione culturale internazionale Aristocrazia Europea e rappresentante in Italia della Casa Reale Bagrationi Imereti di Georgia), monsignor Maurizio Ceriani e il nobile Valter Cotti Cometti (rispettivamente delegato regionale, e vice, degli Ordini Savoia in Lombardia), l'attivissima dama professoressa Franca Sciaraffa, la nota PR internazionale ed elegantissima dama Cristina Egger (famosa anche per essere stata protagonista della trasmissione televisiva Pechino Express, edizione 2017), Giancarlo Melzi d'Eril (dei duchi di Lodi e conti di Magenta), il conte Michel Pentasuglia dei Cuia d'Aragona, il conte Boris Bagotai de Mikefalva, il nobile Giovanni Cavallanti Ferrero, il marchese Pierangelo Berlinguer, autorità civili, religiose e militari), rappresentanti diplomatici, esponenti delle storiche famiglie nobili lombarde ma anche imprenditori e professionisti della borghesia produttiva milanese e brianzola. Tutti insieme per una raccolta fondi dedicata ad una casa di accoglienza e assistenza ai disabili del pavese. "Un legame antico e profondo, anche tragico, lega la nostra Dinastia Reale a Monza" ha ricordato il cavaliere di gran croce Stefano Di Martino, delegato delle Guardie d'Onore al Pantheon (e noto esponente politico monarchico) che ha invitato tutti a partecipare alla cerimonia ufficiale in ricordo del regicidio di Re Umberto I, che si terrà, come tutti gli anni, il prossimo luglio.